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Testimonianza di Isoke Aikpitanyi Empowerment femminile e lotta alla tratta - La partnership Italia-Nigeria 21 Novembre 2017 - Roma Avevo 16 anni quando iniziai a sognare. Sognavo di andare in Europa, avere un bel lavoro, aiutare  la mia famiglia. Al villaggio c'erano donne che dicevano di poter portare ragazze in Europa, dove le  loro stesse figlie erano diventate ricche. Perche' non io? Nascosi tutto a mia madre e a mio padre  che sicuramente mi avrebbero impedito di partire.  Pensavo fosse sbagliato mi negassero questa irripetibile opportunita' di venire in  Europa. Quando, tre anni dopo, arrivai in Europa, in Italia, a Torino, mi ritrovai in strada: ero stata trasformata in una  prostituta: il mio sogno era diventato incubo.  Ho sempre avuto influenza su altre bimbe e ragazze, e anche in quella condizione quasi spinsi alla  ribellione altre ragazze che erano arrivate come me. Ma Itohan, la piu' piccola di tutte noi, fu uccisa  e la maman, una donna che credevamo ci fosse amica e invece era la nostra sfruttatrice,  ci  insegno' che non bisogna ribellarsi. L'assassinio di Itohan fu un messaggio molto chiaro per tutte  noi. E non parlammo piu' di ribellarci, non lo feci neanche io. Pero'  non ero rassegnata, volevo  solo sopravvivere e trovare una via di uscita. Imparai un po' di italiano. Qualcuno mi disse che c'erano associazioni italiane che dicevano di  poter  indicare a me e ad altre, la via di uscita. Ma ero stata istruita dalla maman a tenermi lontana  dalla Polizia, a scappare quando arrivava, a non dire mai la verita' se venivo fermata. E, comunque,  quando mi rivolsi a due importanti associazioni, non trovai ascolto.  Poi mia madre mori'. Al telefono mi incoraggiava sempre e mi aveva fatto capire che "sapeva"...  Nell'ultima telefonata io la rassicuravo..." va tutto bene, ho un bel lavoro, lo vedi  che posso anche  mandare soldi per curarti?" . Ma lei mori e a me non importo' piu' nulla di vivere o di morire. Affrontai la maman e le dissi "basta" non ti daro' piu' nemmeno una lira" e me ne andai,  con  lei  che mi correva dietro minacciandomi. La sera stessa fui aggredita da tre balordi e fui quasi uccisa. Solo  il passaggio casuale di una  donna italiana fece desistere i miei assalitori che forse pensarono che ero morta. Quando mi risvegliai ero in ospedale, ero stata alcuni giorni in coma, subii un intervento chirurgico  che mi salvo' un  occhio che rischiavo di perdere, ero tutta massacrata, ma ero viva. Mi fecero uscire dall'ospedale prima che fossi in sesto e mi portarono in Questura: "Chi e' stato,  perche?" e tante altre domande incalzanti che io nemmeno capivo. Mi rilasciarono e io non sapevo  dove andare Mi rifugiai da un amico italiano che mi aveva dimostrato di essere una brava persona. Potei curarmi, riflettere. Chiamai un paio di amiche nigeriane, sfruttate dalla mia stessa maman e  quelle si mostrarono sorprese di sentirmi, perche' in giro si diceva che ero morta e che ero proprio  andata a cercarmela. Qualche giornalista venne a conoscere la mia storia che, cosi',  divenne di dominio pubblico, in  particolare quando la giornalista Laura Maragnani volle scrivere con me il libro "Le ragazze di  Benin City" che ebbe un grande successo: andai alle radio, alle tv, sui giornali, ecc. Tante ragazze nigeriane cominciarono a cercarmi, sperando che io potessi offrir loro la via di uscita che cercavano. Siccome quella via di uscita e' difficile da percorrere, io ne inventai una: cominciai  ad accogliere e a sostenere giovani vittime della tratta a modo mio, in modo autogestito e  autofinanziato. Facevo accoglienza a casa mia e qualcuno parlo' della 'Casa di Isoke" come fosse  una struttura. Era solo casa mia. Diedi vita ad un progetto con collaboratrici e collaboratori, fondai  una associazione di vittime ed ex vittime, l'unica esistente in Italia, in Europa...e in Nigeria.  Oggi ho 4 case, ci sono altre 8 nigeriane che fanno anche loro accoglienza come me, ho anche un  Centro molto attivo a Palermo.  Ed ora eccomi qua. Ho sostenuto personalmente piu' di 300 giovani nigeriane e la mia rete, in giro  per l'Italia, composta da donne ma anche da uomini, in 15 anni ne ha sostenute 8500. Ho ricevuto  premi e mi e' stata attribuita la cittadinanza onoraria di Palermo. Oggi vorrei riuscire a gemellare  Palermo e Benin City. Ho parlato al G 8 di Roma contro la violenza sulle donne.  Siccome sono la voce di tante, oggi da questo tavolo sono pronta a fare proposte e richieste. Alle autorita' italiane e nigeriane chiedo: "aiutateci ad aiutarvi a fare cose qui in Italia e in Nigeria:   valorizziamo  in Italia le tante ex vittime che sostengono sorelle che arrivano e sono tutte nuove  vittime; favoriamo i rimpatri assistiti come fossero un corridoio umanitario all'inverso, per tornare a casa  invece che per venire in Italia e in Europa. E cominciamo facendo informazione e prevenzione, per le giovani di Benin City, magari usando il  mio libro.  Fermiamo la tratta! Isoke Aikpitanyi  a cura di Voceribelle